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​Un mercoledì a luci rosse


di Mugellino
12.08.2026    |    1.040    |    2 8.3
"Il marito le stava dietro, le toccava il culo e le tette mentre lei mi succhiava come una dannata..."
Ero seduto in una sala di seconda visione, un mercoledì sera come un altro. A quarant'anni suonati, con un po' di grigio sui capelli ma ancora piazzato bene grazie alla palestra e al lavoro, volevo solo farmi i cazzi miei per un paio d'ore. Il posto era mezzo vuoto, con la solita puzza di popcorn stantii e sedili vecchi.
Poco prima che partisse il film, mi si siede di fianco una coppia. Lui un tipo alto, con gli occhiali, dall'aria un po' moscia. Lei invece una gran figa mora sui trent'anni, con due occhi che ti spogliavano e una carica addosso che si sentiva nell'aria.
Mi sono allargato un po' sulla poltrona per stare comodo. Portavo dei jeans abbastanza stretti che non nascondevano un cazzo. Pure da moscio la roba mia si notava eccome: i miei venti centimetri facevano una conca evidente sotto la zip, una roba impossibile da non vedere se buttavi l'occhio lì.
E infatti lei l'ha visto subito. Si è girata con la scusa di sistemare il bracciolo e le è cascato l'occhio tra le mie gambe. Ho sentito chiaramente il momento in cui ha messo a fuoco quel bel pezzo di rigonfiamento. Ha cominciato a respirare più forte, si è girata a controllare il marito che si stava già rimbambendo dietro allo schermo, e poi ha ripreso a fissarmi la patta con una fame assurda.
Senza dire una parola, ha fatto scivolare la mano sul mio pantalone. Prima mi ha toccato la coscia, poi piano piano è salita fino a piazzare i gatti proprio sopra il mio cazzo incastrato nei jeans. Cazzo, mi è salito un brivido tremendo. Quando ha stretto la presa, il cazzo mi si è piantato duro come il marmo in mezzo secondo, tirando la stoffa al limite. Suo marito s'è accorto del movimento, s'è girato a guardare e anziché fare il geloso, s'è fatto una gran gola a vedere la moglie che mi palpava.
Non abbiamo fatto altro lì al buio, solo quel finto strofinamento da maiali fino alla fine del film. Appena siamo usciti dalla sala, l'aria tra noi scottava. È bastato una specie di cenno con la testa e mi hanno detto senza tanti giri di parole: «Vieni da noi».
Siamo arrivati a casa loro e appena s'è chiusa la porta alle spalle ci siamo buttati addosso senza tanti complimenti. Lei s'è buttata in ginocchio come una cagna affamata e mi ha tirato giù la zip con le mani che le tremavano. Quando ho cacciato fuori il cazzo, venti centimetri dritti, duri e venosi, le è scappato un «Porca puttana...» sottovoce.
Ha iniziato a leccarmelo da sotto fino alla cappella, che era già tutta bagnata di umore. Poi ha aperto la bocca e se l'è infilato tutto dentro. Sentire la sua gola calda che si stringeva sulla mia testa mentre le tenevo la nuca mi stava facendo sborrare subito. Il marito le stava dietro, le toccava il culo e le tette mentre lei mi succhiava come una dannata.
Poi l'ho tirata su. S'è spogliata del tutto, s'è messa a pecorina sul bracciolo del divano in pelle e ha aperto le gambe. Era bagnata fradicia, c'era un odore di figa pazzesco nella stanza.
Mi sono piazzato dietro di lei, l'ho presa per i fianchi e gli ho puntato la cappella bollente proprio sulla fessura. Ho spinto dentro di colpo. La sua figa s'è allargata tutta per farci stare tutta quella roba. Ha cacciato un urlo soffocato mentre glielo piantavo dentro fino in fondo, riempiendola del tutto.
Ho iniziato a scoparmela forte, con colpi secchi e profondi. Il rumore delle mie palle che le sbattevano sul culo rimbombava nel salotto. Il marito le stava davanti, la baciava sulla bocca e le stringeva le tette, mentre io da dietro la sfondavo senza pietà.
«Puttana che cazzo grosso... fammi godere!», rantolava lei dimenando il culo.
La figa le si stringeva attorno al mio cazzo come una morsa. Ho spinto ancora più forte, dandole colpi sempre più veloci finché non è esplosa in un orgasmo violentissimo, tremando tutta e stringendomi forte da dentro. A quel punto non ce l'ho fatta più: gli ho dato tre affondi cattivi e le ho sborrato profondo dentro la figa, svuotandomi del tutto con dei getti caldi mentre cacciavo un ruggito da animale.
Siamo rimasti lì a terra, appiccicati dal sudore e dalla sborra, con il fiato corto e la testa ancora a puttane.
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